di Manuela Mazza


La danza delle Gru


Le gru di Manuela Mazza non sono gli uccelli migratori ai quali si rifacevano Teseo e i suoi danzatori, ma sono le moderne torri d’acciaio che svettano nelle nostre città e che costituiscono i perni dei cantieri nei quali si ridisegna l’identità urbana della collettività. In questo senso la città può essere facilmente identificata con il Labirinto, il luogo dello smarrimento e della perdita del sé. Le gru invece, con i loro movimenti circolari, sono quelle che contribuiscono a restituire un ordine attraverso il ciclo delle demolizioni e ricostruzioni, che è poi il ciclo della vita delle città.

MOSTRA FOTOGRAFICA


  • Inaugurazione e incontro con l'autrice
    Domenica 7 Gennaio dalle ore 18:30

    Apertura dal 7 al 28 Gennaio 2018
    Orario settimanale da Lunedì a Sabato
    dalle 10:00 alle 13:00
    dalle 15.30 alle 19.30

Entrata Libera
Galleria Cavour 3/C - 40124 - Bologna - guarda la mappa


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Appare rilevante in questo senso la questione dello sguardo. Poiché la gru svetta ad altezze spesso impressionanti, essa viene facilmente a coincidere con uno sguardo onnisciente, diciamo pure a volo d’uccello. L’autrice delle fotografie di questo volume preferisce però assumere un punto di vista dal basso, il punto di vista di chi cammina lungo le vie, di chi abita e vive la città. La maggior parte delle foto sono infatti scattate dal livello della strada e guardano verso l’alto alle gru. In questo modo la fotografia abdica a qualsiasi pretesa conoscitiva dello spazio che la circonda e si costituisce piuttosto come la richiesta di una spiegazione del mondo rivolta alla tecnica. Siamo lontanissimi dalla visione stradale di Atget, un’elegia malinconica verso il passato che scompare, così come siamo lontani dalle indagini sociologiche che hanno caratterizzato gli ultimi quarant’anni di fotografia, intessendo la spasmodica ricerca di una nuova etica dello sguardo4. Le immagini di Manuela Mazza ci portano piuttosto a volgere lo sguardo verso l’alto.



Strutture provvisorie, sempre in procinto di migrare, spostandosi da un luogo all’altro della città le gru di Manuela Mazza sembrano l’ultimo appiglio che nel mondo moderno è rimasto per chi volesse provare a capire il senso della contemporaneità. Quasi una preghiera laica, una fede razionale nell’ingegno e nell’ingegneria degli uomini, costruttori e guide al tempo stesso delle macchine che costruiscono e guidano il nostro presente.


Angelo Pietro Desole

Manuela Mazza

L'AUTRICE :


MANUELA MAZZA E’ una fotografa di Bologna, nata nel 1963. Cresciuta respirando fotografia. Laureata in giurisprudenza. Ha iniziato ad esporre giovanissima, vincendo premi dalla tenera età di tredici anni. Ha esposto le sue fotografie in diverse mostre. Vive e lavora a Bologna.